
La nostra storia
Dicembre 1990, via Allioni 8, Torino. In un appartamento a pochi passi da Piazza Statuto e da Porta Susa, nella zona occidentale della città, non nasce "un'altra buona causa": nasce un posizionamento politico. Un gruppo di attiviste e attivisti dà vita a MAIS.
A firmare l'atto di nascita, il 18 dicembre 1990, davanti alla notaia Grazia Prevete, ci sono otto persone: Giovanni Luigi Corio, Giorgio Rossetto, Marco Ressa, Carla Riccadonna, Claudia Milone, Erminia Circosta e Carlo Daghino.
Tra loro anche don Fredo Olivero — che ha passato la vita a fianco di chi è stato escluso, di chi migra, di chi vive ai margini — ha immaginato MAIS come un'associazione capace di stare tra le persone, accompagnandole verso la propria autonomia.
Le sue parole restano la nostra bussola: "Sono la partecipazione e la storia movimentista dell’America Latina gli elementi fondanti dello spirito di MAIS.”
Veniamo dall'esperienza di ACRA, di cui eravamo un distaccamento torinese. Da quella comunità politica scegliamo l'autonomia, non come gesto identitario ma come necessità: costruire una pratica propria radicale, radicata, libera di nominare le cause strutturali dell'ingiustizia — il colonialismo e le sue eredità, il patriarcato, il razzismo, lo sfruttamento del lavoro e della terra.
La parola che ci fondò, autosviluppo, è una presa di posizione. Rifiutiamo l'idea che esistano popoli "da sviluppare" e un Nord che possiede il sapere e le soluzioni. Crediamo, al contrario, che le comunità abbiano già risorse, saperi, storia e capacità di autogoverno, e che il nostro compito non sia "portare" ma stare a fianco — in alleanza, non in sostituzione.
Per questo, fin dall'inizio, non abbiamo lavorato per le persone ma con le persone e dentro i loro conflitti: con i movimenti indigeni e le agricolture familiari dell'America Latina, con le organizzazioni femministe e di base in Africa e in Medio Oriente. Nessuna retorica compassionevole: riconoscimento reciproco, responsabilità politica e lotta condivisa.
Da quell'appartamento di via Allioni, la sede si è presto spostata in via Saluzzo 23, nel quartiere popolare e migrante di San Salvario, e da lì è cominciato il cammino che ci ha portati nel mondo. Oggi, dopo tanti anni, restiamo quello che eravamo: un'organizzazione laica, popolare, indipendente che tiene insieme Torino e il mondo, convinta che la solidarietà sia una scelta di parte.
Proviamo a costruire alleanze transnazionali tra soggetti organizzati: movimenti, associazioni, comunità, reti di base. Proviamo a lavorare con un approccio femminista e intersezionale, consapevoli che genere, classe, "razza", età e disabilità si intreccino e non possano essere affrontati separatamente. Vorremmo una partecipazione reale dove le persone coinvolte decidano, progettino e valutino insieme a noi.
Proviamo a farlo con allegria. Non crediamo alla militanza come penitenza, né alla solidarietà come senso di colpa. I femminismi, i movimenti contadini e le resistenze dei Sud ci hanno insegnato una cosa fondamentale: la gioia non è una pausa dalla lotta, ne è la condizione.
Il sorriso, la festa, la cura, il cibo condiviso, il tempo insieme "senza produrre" non sono momenti accanto alla politica — sono politica.
La leggerezza non è ingenuità: è lucidità. Ci permette di resistere a lungo senza consumarci, di attraversare la fatica senza farne un'identità, di restare persone aperte e capaci di desiderio proprio quando tutto vorrebbe convincerci che è inutile. Chi lotta con il sorriso scardina la retorica del sacrificio — la stessa con cui il potere chiede obbedienza.
Le nostre galline, gli orti, le uova, l'autoproduzione e quel "Ma chi ce lo fa fare?" non sono decorazioni: sono il nostro modo di ricordare che la trasformazione sociale non è un dovere che schiaccia, ma un desiderio che muove.
l nostro orizzonte è la democrazia economica e sociale: una società in cui nessuna persona sia lasciata fuori a causa della classe, del genere, della provenienza, del colore della pelle, dell'orientamento sessuale, della disabilità o del lavoro che svolge.
Cosa rifiutiamo.
Non facciamo carità, non facciamo "assistenza", non produciamo narrazioni di salvataggio del mondo. Il modello della cooperazione paternalista — quello che trasforma le persone in "beneficiari" e le comunità in "contesti d'intervento" — è parte del problema, non della soluzione. Povertà e migrazioni forzate non sono disgrazie naturali, ma l'esito di rapporti di potere storici e attuali.
LE PERSONE
Il nostro team
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Elena Orso Giacone
Referente attività di Educazione alla Cittadinanza Globale

Erica Pozzobon
Animatrice interculturale

Lisa Canal Brunet
Operatrice attività di Educazione alla Cittadinanza Globale
Il Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo è composto da 3 a 5 membri, comprensivi di Presidente e Rappresentante Legale, eletti dall’Assemblea ordinaria che ne determina il numero di volta in volta.
I componenti del Consiglio durano in carica 3 (tre) anni, sono rieleggibili e le loro cariche sono gratuite. Può essere previsto un rimborso spese documentate e inerenti alla carica.
Le delibere sono prese a maggioranza dei componenti del Consiglio stesso.
Il Consiglio Direttivo ha tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione e potrà pertanto compiere tutti gli atti e le operazioni necessari al raggiungimento dei fini dell'Associazione ed alla sua vita e sviluppo.
Sandra Scagliotti
Presidente
Marco Ressa
Legale Rappresentante
Fredo Olivero
Consigliere e Presidente Onorario
DOVE SIAMO
Nel mondo
A Torino

Bunker
(Via Paganini 0/200, Torino)
Il Bunker è lo spazio polifunzionale che ospita l'ufficio di MAIS: qui prende forma il lato più creativo e organizzativo del nostro lavoro quotidiano, dalla progettazione delle attività di cooperazione internazionale all'ideazione dei percorsi di Educazione alla Cittadinanza Mondiale rivolti a scuole e territorio. In un contesto vivace e multidisciplinare, condiviso con altre realtà che animano la città, il team di MAIS coordina progetti, cura i rapporti con partner e persone volontarie, e costruisce le iniziative di sensibilizzazione che portiamo nelle scuole e nella comunità piemontese.
Fattoria sociale
(presso il Bunker)
Nell'area verde del Bunker, accanto agli orti sociali, vive una piccola squadra speciale: sette galline e un gallo, colleghe e colleghi di MAIS nelle attività didattiche con le scuole. Bambine e bambini imparano a conoscerle, scoprendo passo dopo passo il valore della responsabilità e il ritmo della vita rurale. Tra semini di girasole e uova appena deposte, il pollaio diventa un'aula a cielo aperto, dove si impara giocando e mettendo le mani in pasta.


Giardino Eva Mameli Calvino
(Via Campana 32, Torino)
Il giardino Eva Mameli Calvino ospita alcuni orti in cassone di MAIS curati da un piccolo gruppo di ortolane. Lo spazio accoglie anche laboratori di educazione ambientale ed eventi culturali, realizzati in collaborazione con l'associazione delle Donne per la Difesa della Società Civile: un angolo verde dove la terra diventa occasione di incontro, apprendimento e cittadinanza attiva.
Oasi Falchera
(Via degli Ulivi 108, Torino)
Oasi Falchera è il nuovo hub ambientale gestito dalle associazioni Fiesca Verd, Ortika e MAIS, oggi in fase di realizzazione all'interno del Parco Naturale dei Laghetti di Falchera. Il progetto prevede serre, orti collettivi, una food forest e un'area gioco, pensati per lavorare con giovani e adulti su percorsi di educazione ambientale a stretto contatto con la natura. Uno spazio che crescerà insieme alla comunità che lo abiterà, trasformando il parco in un laboratorio a cielo aperto di sostenibilità e cura del territorio.


Cascina Roccafranca
(Via Rubino 45, Torino)
Dal 2015 MAIS gestisce a Cascina Roccafranca, ogni venerdì pomeriggio, uno spazio di aggregazione giovanile e aiuto compiti, con laboratori e attività ricreative pensati per accompagnare ragazze e ragazzi nel percorso scolastico ed extrascolastico. In estate le attività si trasformano in uscite alla scoperta del territorio piemontese, tra natura, cultura e nuove scoperte condivise.
Via Baltea
(Via Baltea 3, Torino)
In via Baltea MAIS anima uno spazio di aiuto compiti e propone attività di autoproduzione, offrendo a ragazze e ragazzi un punto di riferimento per il percorso scolastico e occasioni di imparare facendo, tra creatività e pratica.




