Le quattro parole che ci guidano:
​PERSONE
Perché vogliamo essere protagoniste e protagonisti. Non destinatarie passive di interventi, ma soggetti politici. Sosteniamo l'autonomia e la capacità di agire di chi è sistematicamente escluso: donne e soggettività di genere non conformi alla maggioranza, persone razzializzate e migranti, persone disabili, giovani, lavoratrici e lavoratori precari.
COMUNITÀ
Perché insieme possiamo costruire alternative. Nessuna soluzione imposta dall'esterno: partiamo dai saperi, dalle reti e dalle rivendicazioni di chi vive i territori, riconoscendo il loro protagonismo e la loro storia.

DIRITTI
Perché la dignità non è negoziabile. I diritti non sono concessi né "sensibilizzati": sono conquistati e difesi. Ci opponiamo a ogni forma di sfruttamento, violenza di genere, razzismo e abilismo.
​TERRA
Perché prendercene cura è una scelta politica. Difendiamo la terra come bene comune contro l'accaparramento e l'estrattivismo, nella consapevolezza che la crisi climatica colpisce per primi proprio coloro che meno l'hanno causata. Sosteniamo agricoltura contadina, sovranità alimentare e giustizia ambientale.
L' Educazione alla cittadinanza globale non è "sensibilizzazione": è pedagogia politica. Non un pacchetto di contenuti ma un processo di apprendimento critico e situato che decostruisce l'immaginario coloniale.
Lavoriamo perché persone giovani e adulte leggano le connessioni tra ciò che accade qui e ciò che accade altrove: le filiere che sfruttano lavoro e terra, le politiche migratorie, il debito e le disuguaglianze. Il punto non è "aiutare chi sta lontano", ma riconoscere che siamo dentro le stesse relazioni di potere — e che possiamo trasformarle.
Cerchiamo di farlo con una metodologia non formale, partecipativa e co-progettata con scuole, insegnanti e territorio. Nessuna lezione frontale che "insegna la solidarietà": partiamo dalle esperienze e dalle biografie di chi partecipa, per costruire insieme letture critiche e azioni concrete.
Questo genera pensiero critico e agency: gruppi, laboratori, campagne e alleanze territoriali che tengono insieme l'aula e la strada, il locale e il globale. È così che intendiamo la cittadinanza globale: non un'identità, ma un posizionamento — dalla parte di chi, in ogni latitudine, rivendica dignità, giustizia e un futuro abitabile.
Per noi cooperare non significa portare soluzioni da una parte all’altra del mondo. Significa costruire relazioni tra persone, organizzazioni e territori che partono da bisogni, competenze e visioni condivise, riconoscendo che ogni comunità è portatrice di saperi e capacità di trasformazione.
Lavoriamo insieme a organizzazioni e comunità locali in diversi Paesi, sostenendo percorsi che riguardano diritti, educazione, lavoro, ambiente e autodeterminazione. Non progetti calati dall’alto, ma processi costruiti insieme, in cui responsabilità, risorse e decisioni vengono condivise. Perché cooperare significa anche interrogarsi su chi decide, chi ha le risorse e chi ha il potere di raccontare una realtà.
Cerchiamo di costruire partnership durature, basate sulla fiducia, sul confronto e sulla reciprocità. Accompagniamo progetti, ma soprattutto sosteniamo persone e organizzazioni che già stanno producendo cambiamento nei propri territori. Il nostro obiettivo non è sostituirci a chi vive e lavora in quei contesti, ma contribuire a rafforzarne possibilità, autonomia e capacità di incidere.
È così che intendiamo la cooperazione internazionale: non una relazione tra chi dà e chi riceve, ma uno spazio politico di confronto e corresponsabilità. Per costruire, insieme, condizioni più giuste per tutte e tutti.
La cooperazione decentrata mette in relazione diretta Regioni, enti locali e istituzioni dei Paesi partner, coinvolgendo terzo settore, comunità e mondo della formazione in percorsi condivisi di sviluppo equo e sostenibile. In Piemonte, questo approccio si inserisce nel quadro della Legge regionale 67/1995 e della Legge 125/2014 sulla cooperazione internazionale allo sviluppo, e trova una delle sue matrici nelle iniziative avviate in Senegal a partire dal 1997 nell’ambito del più ampio Programma regionale di sicurezza alimentare e lotta alla povertà nel Sahel. In questo contesto si colloca l’esperienza di MAIS a Koussanar, nel dipartimento di Tambacounda del Senegal orientale, costruita nel tempo insieme ai partner territoriali piemontesi. Dopo una prima fase che ha coinvolto Volvera, Bruino e Pino Torinese, il partenariato si è ridefinito con Bruino, Rivalta di Torino e Orbassano e con la storica presenza del Co.Co.Pa., consolidando un impegno comune a favore dello sviluppo locale, del rafforzamento delle attività agricole, della formazione e del sostegno a giovani e donne.
Le nostre proposte educative nascono dall’idea che per imparare non serva stare sempre seduti ad ascoltare. Giochiamo, esploriamo, sperimentiamo, ci sporchiamo le mani e ci confrontiamo: mettiamo in movimento corpi, idee e punti di vista. Proponiamo percorsi per persone di tutte le età, attraverso tre approcci metodologici: giochi da tavolo, laboratori didattici e outdoor education. Tre modi diversi di entrare in relazione con il mondo, partendo dall’esperienza per costruire insieme domande, consapevolezza e possibilità di agire.
